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Cosa fare se il defunto era titolare di un deposito postale?

Gli eredi devono far pervenire all'Ufficio Successioni dell'Amministrazione Postale di competenza i seguenti documenti:
1) certificato di morte in carta semplice
2) certificazione sostitutiva di atto notorio resa in Comune da cui risulti :
 - cognome, nome, stato civile e data della morte
- specie della successione: legale o testamentaria
- cognome e nome del legale rappresentante degli eventuali eredi minori interdetti o inabilitati
- che all'infuori delle persone citate nell'atto non esistono altri aventi dirit¬to alla successione
3) delega in carta bollata e con firme autentiche in caso di più aventi diritto alla successione, intesa a nominare presso l'Ufficio Postale un comune rappresentante
4) decreto di nomina dell'eventuale tutore degli eredi minori o interdetti e dell'eventuale curatore degli eredi minori emancipati o inabilitati
5) provvedimento del giudice tutelare che autorizzi il tutore o il curatore ad accettare l'eredità, nel caso di genitore esercente la podestà è richiesta sol¬tanto l'autorizzazione del giudice tutelare
6) per libretti postali di risparmio con oltre 50 milioni, certificato dell'Ufficio del Registro competente riguardante l'avvenuta denuncia ai fini dell'Imposta di successione
Consigliamo, specie se in presenza di più eredi, al fine di evitare «liti in famiglia» di restituire all'Amministrazione Postale eventuali chiavi della casella postale oltre alla tessera postale di riconoscimento del defunto che viene rilasciata allo scopo di facilitare le varie operazioni specie se in denaro, per le quali necessità l'accertamento dell'entità della persona che le compie.

Cosa fare se il defunto era titolare di un conto corrente bancario?

In linea di massima, la documentazione da presentare è identica a quella del paragrafo precedente.
La stessa è in funzione del deposito che può essere inferiore o superiore a 50 milioni, del tipo di successione, legale o testamentaria e del regolamento interno della banca.
Capita spesso, che per riscuotere le somme, qualche istituto richieda agli eredi copia dell'avvenuto pagamento delle imposte di successione, per legge invece è sufficiente presentare la copia della dichiarazione di successione (sulla quale è denunciata la somma in deposito ricevuta in eredità) che viene rilasciata dall'ufficio del registro.
Gli eredi hanno diritto di chiedere notizie sui depositi e sull'eventuale esi¬stenza di una cassetta di sicurezza del defunto.
L'apertura della cassetta non può essere consentita quando la banca ne abbia ricevuto comunicazione, se non con l'accordo di tutti gli aventi diritto o ' secondo le modalità fissate dall'autorità giudiziaria.
Se un conto corrente è cointestato ad un defunto e al coniuge superstite in comunione di beni, lo stesso si considera di proprietà di entrambi ed è diviso a metà. Quello del defunto a sua volta è diviso tra gli eredi.
Se il cointestatario è il coniuge in separazione di beni o un erede (esempio: figlio) il fisco considera il saldo del conto corrente, l'eventuale contenuto della cassetta di sicurezza o il deposito di titoli «proprietà» del defunto, che viene a sua volta inclusa nell'imponibile ereditario da tassare.
E compito dei cointestatari, dimostrare al fisco, con prove valide che i soldi del conto corrente non appartenevano tutti al defunto.
Un conto corrente in rosso è considerato un debito e di conseguenza va sca¬lato dall'imponibile ereditario pagando in tal modo meno tasse di successio¬ne.
Attenzione: se il debito in rosso è originato da un' assegno presentato all’ incasso meno di quattro giorni prima della morte, il fisco non lo riconosce come tale, anzi, lo considera come un tentativo per eludere le tasse, con conseguenze penali per la falsa dichiarazione.